“Ammazzateci tutti” con la Polizia Penitenziaria
Criticata la protesta di alcuni detenuti che accusavano la direzione dell’istituto e gli agenti
Carcere, situazione intollerabile “Ammazzateci tutti” sulle «difficili» condizioni della Polizia Penitenziaria
di GIANLUCA PRESTIA
In 10 anni la situazione all’interno del carcere di Vibo Valentia è andata progressivamente peggiorando. Motivo? Da un lato è aumentato il numero dei detenuti, dall’altro diminuisce quello degli agenti di Polizia Penitenziaria in servizio. A renderlo noto la sezione provinciale dell’associazione “Ammazzateci Tutti” che con dati alla mano fotografa nitidamente lo stato dell’arte. Dalla fine del 2001, infatti, le persone carcerate presenti erano 321 e il personale raggiungeva quota 250, tanto da risultare in esubero di 48 unità. A distanza di 10 anni, il numero dei primi è aumentato arrivando a oltre 400, mentre quello delle guardie risulta essere di sole 177 unità. A questo bisogna aggiungere il personale impiegato per mansioni all’esterno, di cui almeno 30 unità impiegate per le traduzioni e i piantonamenti, peraltro con il rischio concreto di rimanere a piedi a causa della carenza di carburante. Conti in tasca, rimangono effettivamente 120 unità dalle quali ancora si devono necessariamente sottrarre tutti gli agenti che devono beneficiare di permessi per malattia o altro. Questa, dunque, la situazione che il movimento fa dell’istituto di località “Castelluccio” dove nei giorni scorsi si è verificata uno sciopero, poi rientrato il giorno successivo, da parte di alcuni detenuti che denunciavano presunte «angherie», la presenza «regime di dittatura» associata ad un «trattamento da sudditi» e accusavano la direzione dell’istituto e le guardie penitenziarie. E lo facevano attraverso una serie lettere inviate al Ministero di Grazie e Giustizia, ai Garanti per i Diritti dei Detenuti di Sicilia, Lazio e Calabria, all’associazione “Antigone” e alla radicale, Rita Bernardini e anche al nostro giornale. Su questo episodio “Ammazzateci tutti” interviene con durezza a difesa dei vertici e del corpo di polizia affermando che termini quali “angherie” , “regime di dittatura” e trattamento da “sudditi” «ledono profondamente l’immagine di un corpo di polizia costretto ad operare in condizioni inimmaginabili, stremato da continue aggressioni e intimidazioni. E noi – aggiunge Lia Staropoli, referente provinciale del movimento antimafia – sappiamo bene che delle ‘ndrine non fanno parte solo i boss e affiliati in cella, ma soprattutto i parenti e i “compari” che sono fuori dalle carceri. Criminali spietati che nelle proprie roccaforti esercitano facilmente la propria forza intimidatrice. In carcere la ‘ndrangheta continua a reclutare nuovi criminali, continua ad ampliarsi, esiste persino un rituale specifico: La cosiddetta “affiliazione semplice”, che avviene proprio all’interno delle celle. E per questo molto spesso ulteriori restrizioni si rendono necessarie, se si vuole almeno tentare di arginare questo fenomeno criminale, tenendo presente che i boss e gli affiliati delle peggiori organizzazioni criminali non cessano di esserlo una volta varcate le soglie delle galere, ma anzi acquisiscono maggiore prestigio all’interno del clan, mentre all’esterno delle carceri la mentalità mafiosa tenta di delegittimare le Forze dell’Ordine, alimentando un’ avversione nei confronti delle divise che in alcuni centri abitati persiste ancora oggi». Ed in queste aree, sostiene ancora la Staropoli, le aggressioni e gli atti intimidatori a carabinieri e poliziotti sono molto frequenti, nelle carceri sono all’ordine del giorno ovunque. Solo poco tempo addietro l’ultima «brutale» aggressione all’interno del carcere di Vibo Valentia ai danni di un agente è finito in ospedale, mentre risale ad appena qualche giorno fa la «“prodezza” di quattro minori che a Soriano Calabro hanno scagliato un masso sull’auto dei militari dell’Arma, fortunatamente sono rimasti illesi. Nella nostra sventurata provincia è divenuta ormai una macabra consuetudine usare le divise come un bersaglio. E pesano come macigni anche le parole che vengono scagliate contro il Corpo di Polizia Penitenziaria e la Direzione del Nuovo Complesso Penitenziario di Vibo Valentia».
Il discorso della rappresentante del movimento abbraccia anche le problematiche riferite ai turni e dei tagli che costringono il personale a compiere «veri e propri miracoli e, nonostante questo, ad operare con valore e con professionalità dando persino inizio a numerose operazioni di polizia. Spetta infatti alla Polizia Penitenziaria il compito di individuare e decodificare i sistemi e gli espedienti che adoperano i mafiosi per comunicare con l’esterno». Un quadro sicuramente preoccupante e sconfortante al quale, chiosa la Staropoli, si va ad aggiungere «la totale indifferenza dell’opinione pubblica nei confronti di questo Corpo di Polizia».
(Quotidiano della Calabria 08/11/2011)