Archivio per la Categoria Crimini di mafia

“Morte di un giudice solo” Il delitto Scopelliti

Posted in Crimini di mafia, Crimini irrisolti on Ottobre 20, 2009 by italiancrimes

Articolo del “Quotidiano della Calabria” del 18/102009

Nicotera: continua il progetto “città della legalità”

Presentato il libro del giornalista Prestifilippo

L’amministrazione comunale di Nicotera continua la sua battaglia per l’affermazione del principio di legalità sul territorio di riferimento, muovendosi nell’ambito del progetto “Città della legalità”.
Questa volta (nella cornice della biblioteca del Liceo– Itis), l’occasione di ritrovarsi a discutere di legalità è stata la presentazione del libro del giornalista e oggi responsabile delle pagine culturali della “Gazzetta del Sud”, Antonio Prestifilippo (tra l’altro amico personale del giudice Borsellino), intitolato “Morte di un giudice solo” e dedicato alla figura di uno dei più specchiati servitori dello stato e cioè il giudice calabrese Antonino Scopelliti, barbaramente assassinato dalla criminalità organizzata e alla cui memoria è stata costituita una fondazione oggi guidata dalla figlia Rosanna.
Ad aprire i lavori il sindaco Salvatore Reggio che ha sottolineato l’importanza di inculcare alle giovani generazioni il concetto di legalità anche mediante la conoscenza di eroi borghesi come Scopelliti al quale presto sarà intitolata una via della città, il presidente del consiglio provinciale Barillaro che ha portato i saluti del Presidente De Nisi e il consigliere regionale Brunello Censore che ha puntualizzato come inziative come queste, unite allo sforzo della politica di assicurare un sano sviluppo alla terra calabrese, costituiscono gli unici antidoti per immunizzarci dal contagio criminogeno.
E’ poi intervenuta Lia Staropoli, componente della direzione nazionale del movimento antimafia “Ammazzateci tutti” che in un appassionato intervento ha esortato i ragazzi a respingere, anche mediante il loro impegno civile diretto, i valori inculcati dalla controcultura mafiosa.
A seguire l’autore del libro, Prestifilippo, che ha evidenziato il contesto storico- politico in cui maturò la decisione di uccidere Scopelliti. In sostanza un favore che Cosa Nostra siciliana chiese alle ndrine calabresi in quanto Scopelliti si era rifiutato di “aggiustare” la sentenza del primo maxi processo alla mafia. Prestifilippo ha inoltre evidenziato la coltre di oblio immediatamente scesa sul caso Scopelliti appena pochi giorni dopo il suo omicidio e che a distanza di tanti anni impedisce ancora di conoscere i responsabili e i mandanti, ringraziando l’amministrazione comunale di Nicotera per avergli dato l’opportunità di far conoscere agli studenti la grande storia umana e professionale del “giudice solo”.
Sono poi intervenuti Mons. Giuseppe Fiorillo, dell’associazione antimafia “Libera” che ha anche lui posto l’accento sulla necessità che i giovani evitino di essere sedotti dalla controcultura criminale anche scagliandosi contro certi media che veicolano una immagine distorta della mafia, quasi banalizzandola e elevandola a fenomeno di costume anziché di malaffare, Gilberto Floriani, direttore del Sistema bibliotecario vibonese e Donatella Bruni, segretario provinciale della CGIL che hanno rispettivamente posto l’accento sull’importanza del fare cultura e della tutela dei diritti per fare uscire la Calabria dal sottosviluppo e che ha sottolineato l’importanza.
A concludere il Preside Neri per il quale “la terra di Strati, di Repaci e di Alvaro ha tutte le potenzialità per sottrarsi alla pressione criminale”.

Giovanni Durante

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Il 24 Ottobre manifestazione nazionale

Posted in Crimini di mafia on Ottobre 14, 2009 by italiancrimes

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www. ammazzatecitutti. org
IL 24 OTTOBRE TUTTI AD AMANTEA PER UNA CALABRIA PULITA DAI RIFIUTI PERICOLOSI!

Il movimento antimafia “Ammazzateci tutti” e il comitato civico “Natale De Grazia”, insieme a tutte le altre associazioni promotrici, vi aspettano ad Amantea alla grande manifestazione nazionale del 24 Ottobre per una Calabria pulita dai rifiuti pericolosi.

La nostra Calabria è stata avvelenata dalla ‘ndrangheta con tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi, celati nel nostro meraviglioso mare o sotterrati nelle nostre splendide terre.
Al largo di Cetraro è stata individuata una nave inabissata dalla ‘ndrangheta, carica di rifiuti dannosi . E secondo il pentito che, per mezzo delle sue dichiarazioni ne ha consentito il ritrovamento, molte altre sono “le navi a perdere” ancora da individuare e rimuovere al largo delle nostre coste, calabresi e italiane.

Troppi sono i siti, nel nostro territorio, in cui è stata accertata la presenza elevatissima di sostanze tossiche e radioattive come nella vallata del fiume Oliva ad Amantea.
Mentre a Crotone molte case, scuole e strade sono state costruite usando materiali densi di scorie tossiche e radioattive.

Forse è già in atto una catastrofe insanabile e la contaminazione così elevata del nostro ambiente ha già causato troppi decessi e origina gravi patologie tumorali.
La ‘ndrangheta insieme ai propri complici, continua a devastare i nostri paradisi incontaminati scaricando “bombe ad orologeria” ovunque.

Per questo motivo ci appelliamo a tutti voi, calabresi e italiani che rivendicano un ambiente sano:
Vi aspettiamo tutti ad Amantea (CS) sul lungomare dalle ore 09:00 per chiedere a tutte le istituzioni competenti di intervenire con estrema urgenza per l’immediata bonifica dei siti interessati dai rifiuti pericolosi.

Per informazioni e organizzazione:
tel  320 026 55 21
e-mail: mov.ammazzatecitutti@email.it

Ecco come la ‘ndrangheta ha ucciso la mia terra

Posted in Crimini di mafia on Settembre 24, 2009 by italiancrimes
di Biagio Simonetta

Il mare di notte mi ha sempre fatto paura. Non sono mai riuscito a godermi l’ultimo bagno dell’estate, dopo i falò. Sorridevo e mi agitavo. Scalciavo nell’acqua contro chissà quale misterioso essere. Eppure stanotte il Tirreno ha qualcosa di magico. L’onda che si ritira e trascina i sassi pare un tenero abbraccio di donna. Una carezza.
Eccolo il mare dei veleni. L’ultimo cadavere steso dalla ‘ndrangheta. Vittima inconsapevole dei clan, incapace di difendersi, nonostante la sua forza, le sue correnti. Navi a perdere, fusti radioattivi, fanghi tossici, danaro. Business.
A Cetraro ci venivo in treno negli anni ’90. C’era Luisa, una ragazzina di Napoli con due occhi blu che ricordo ancora. Ogni estate lasciava il Vomero per passare le vacanze in Calabria. La sua famiglia fittava sempre la stessa casa. Quasi due mesi di villeggiatura: “Perché avete un mare meraviglioso. Veramente meraviglioso” mi ripeteva spesso, con quell’accento partenopeo che la rendeva buffa e saggia. Passavamo pomeriggi in spiaggia, rubando attimi d’intimità nascosti da una vecchio peschereccio abbandonato. Fissavamo l’orizzonte e poi col dito mi indicava la Spagna, la Tunisia. Le credevo.
Il sole, se sei sul Tirreno, ti tramonta in faccia. Una palla di fuoco che il mare inghiotte lentamente. Poi è buio. Uno spettacolo al quale non potevo assistere a causa delle coincidenze ferroviarie. Lo immaginavo in treno, ma non poteva bastarmi.
Luisa non la vedo dal ’96. Avevamo 16 anni. Il nostro amore immaturo non sopportò un inverno di lontananza. Ed è strano come in questo momento, dopo tutto questo tempo, il suo è un ricordo vivo. Fa quasi male.
I fari della mia auto mi hanno portato qui, dove c’era il vecchio peschereccio. L’ha cancellato il tempo. A qualche miglio da questa riva c’è una nave sospetta che giace nell’abisso. I sonar avevano segnalato la presenza di una massa in quella zona. La Procura di Paola, che indaga sui rifiuti tossici e le navi fatte sparire dalla ‘ndrangheta, ha disposto l’invio di un rov, uno speciale robot che trasmette immagini in superficie. Il relitto, fotografato in ogni suo angolo è finito sulle prime pagine dei quotidiani. La stiva lacerata, i fusti accovacciati, la vita del mare che ha già trasformato i colori. Immagini senza appello, come le lastre di una Tac scurite da un cancro.
Secondo il racconto di Francesco Fonti quel rottame enorme e arrugginito è la Cunsky, una delle navi a perdere fatta affondare nel Mediterraneo ancora carica di rifiuti radioattivi. Sparì dai radar nel 1992. Trasportava rifiuti radioattivi rinchiusi in circa 120 fusti di metallo. Gli uomini della Santa la fecero affondare caricandola di tritolo. Il botto e poi l’abisso: pochi istanti bastardi.
Francesco Fonti è un pentito. Per circa trent’anni ha operato per conto dei Mammasantissima di San Luca, la terra degli Strangio, dei Pelle. La terra che ha esportato il crimine anche a Duisbug, in Germania. Sei morti, una notte, un ferragosto.
Prima che il rov fotografasse lo scempio, Fonti ne aveva indicato il luogo esatto. Una precisione disarmante, improbabile se sai solo per sentito dire. Il collaboratore di giustizia ha riferito di aver partecipato in modo diretto all’affondamento di tre navi: la Yvonne A e la Voriais, oltre alla Cunsky. Sempre Fonti ha sostenuto che sarebbero una trentina le imbarcazioni con rifiuti radioattivi fatte inabissare al largo delle coste calabresi e africane.
Ecco come la ‘ndrangheta ha ammazzato la sua terra, la mia terra. Venduta per danaro. Uccisa senza ripensamenti. Tradita. Il ritrovamento della Cunsky ha il sapore amaro di un funerale inatteso. Il senso di disgusto per un potere delirante che assassina se stesso. Chi verrà in Calabria la prossima estate? Chi tornerà a tuffarsi nel mare che un paio d’anni fa venne definito “da bere”? Chi prenoterà un albergo su questa costa?
Mentre giornali e tv ripropongono le immagini della nave inabissata al largo di Cetraro, i calabresi osservano con rassegnazione. Dopo qualche ora di rumore, la notizia pare già vecchia. Archiviata. Una strana tolleranza ha già preso il sopravvento. Era già successo a Crotone, la città di Pitagora e di Pertusola Sud. Lì, altra costa, hanno costruito le scuole dei loro figli sul Cic, il famigerato Conglomerato idraulico catalizzato. Materiale duro, che riempie. Provoca il cancro, pare.
Nessun sentimento di ribellione ha attraversato gli animi di quella gente. Per questo sono convinto che l’indignazione non appartenga a questa terra, nata sottomessa. Alle tv nazionali giunte qui al fronte, c’è chi ha risposto: “Adesso vogliamo i soldi”. Già, il danaro. Come se le banconote riportassero purezza nell’aria, vita.
In Calabria ci si esalta per una Miss, per un calciatore che finisce in nazionale, per un gratta e vinci. E’ la regione con più sagre estive d’Italia. I clan osservano tutto e sorridono tronfi: impongono i caffè da bere nei bar, la coca che finisce nelle piazze, gli spinelli fumati nei bagni dei licei, le nigeriane che allietano gli addii al celibato. E poi inabissano navi imbottite di rifiuti farmaceutici che avvelenano il mare. Il loro mare. Lo stesso dove vivono i pesci che poi mangiano nei ristoranti asserviti, dove non si paga se sei un uomo d’onore.
Osservo ancora il Tirreno da qui, dove un tempo un vecchio peschereccio era la nave più bella del mondo. A memoria, nel buio, scruto orizzonti spagnoli e tunisini che non esistono. Luisa forse vive a Napoli, o forse l’emigrazione ha inghiottito anche lei. Magari adesso ha un marito, e forse un bimbo che le dorme accanto. La vorrei qui, solo per un attimo. Le prenderei le mani, guardandola negli occhi. Vorrei spiegarle che il suo “mare meraviglioso”, forse, non esiste più.

Biagio Simonetta

ECOMAFIE: Comunicato Comitato Civico “Natale De Grazia”

Posted in Crimini di mafia on Settembre 13, 2009 by italiancrimes

ALLA VALLATA DELL’INFERNO

Se non vi sarà una forte, compatta e combattiva mobilitazione delle intere popolazioni di Amantea, Campora S. G., S. Pietro in Amantea, Aiello Calabro, Serra d’Aiello, Cleto ed altri Comuni contermini, il vecchio copione si ripeterà. Se pensiamo che le petizioni e gli articoli sui giornali saranno sufficienti a far assumere alle competenti autorità regionali e nazionali tutti provvedimenti esecutivi necessari a scoprire le cause della radioattività presente nella vallata del fiume Oliva ed a realizzare la bonifica dei siti inquinati, vinceranno ancora i mafiosi e gli assassini delle nostre vite. Se ancora una volta ci faremo raggirare da chi vuole rimuovere o nascondere il problema per “non rovinare l’economia della zona” o per difendere il “buon nome del proprio Comune” la nostra rabbia non raggiungerà gli effetti sperati.
Se tutto ciò dovesse ripetersi, come fu già per la vicenda della Jolly Rosso, noi tutti abitanti di questo territorio dovremmo dire a noi stessi di essere stati degli ignavi “vissuti senza infamia e senza lode”, perché avremmo chiuso gli occhi dinanzi ad un pericolo reale, visibile, verificabile, che è l’inquinamento radioattivo, e non solo, del territorio su cui viviamo e che produce una mortalità per tumori che si aggira sul 70% del totale dei morti in un anno.
Questa volta la Procura di Paola guidata dal dott. Bruno Giordano si sta muovendo con solerzia e sembra voler fare tutto ciò che è necessario per arrivare alla verità; i primi risultati lo confermano.
Ma l’intelligenza investigativa di un ottimo magistrato non può sostituire la necessaria organizzazione di un ampio movimento di lotta delle popolazioni colpite che abbia come propri interlocutori la Regione Calabria e, principalmente, il governo nazionale chiamati a fornire agli inquirenti tutto l’aiuto richiesto intervenendo per le rispettive competenze e per i rispettivi impegni finanziari.
Anche oggi, come già in passato, il comitato civico “Natale De Grazia” si impegna attivamente e chiede alle popolazioni interessate, ma anche a tutte le associazioni, ai sindacati, ai gruppi sociali spontanei ed anche alle forze politiche, di non sottovalutare o rimuovere il problema.
Noi non dimentichiamo quanto abbiamo verificato direttamente quando ci siamo mobilitati sulla vicenda della Jolly Rosso.
Non dimentichiamo che il 29 novembre del 2004 il Consiglio regionale approvò all’unanimità una mozione che impegnava la Giunta:
1) ad assicurare alla Procura di Paola la disponibilità di risorse finanziarie ed umane necessarie alla ricerca ed al recupero del materiale contenuto in quella nave dei veleni e smaltito nelle discariche circostanti indicate come quella di Grassullo e di Foresta;
2) a reperire le risorse finanziarie necessarie alla bonifica dei siti inquinati attingendo ai fondi Por,
3) a costituire una unità regionale di raccordo tra gli enti locali, le popolazioni ed il comitato civico “Natale De Grazia…per la verità sulla Jolly Rosso”.

Non dimentichiamo che qualche giorno dopo l’assessore regionale all’ambiente Basile ed il presidente del Consiglio on. Fedele si impegnarono con alcuni componenti del Comitato ed alla presenza dell’on. Mario Pirillo, di porre al primo posto tra le discariche da bonificare quelle di Foresta e Grassullo dove si ipotizzava fosse finito il carico di quella nave. Ma la bonifica non venne mai fatta perché in quell’elenco le discariche in oggetto non vennero incluse e nessuno, neanche i
due consiglieri regionali eletti sul territorio, hanno mai dato spiegazione di quella gravissima omissione. Oggi però l’assessore regionale Silvestro Greco si colloca su posizioni ben diverse e sta supportando il lavoro svolto dal procuratore Bruno Giordano. È merito suo se proprio l’altro ieri la procura di Paola ha avuto i mezzi necessari per andare a scovare la nave che un pentito di ‘ndrangheta aveva affermato trovarsi affondata al largo di Cetraro.
Allora poco fece anche la Commissione parlamentare di indagine sul ciclo dei rifiuti che, sempre nel 2004, si recò a Cosenza per ascoltare magistrati, politici, rappresentanti dei cittadini organizzati (Comitato De Grazia).

Vogliamo ricordare che allora c’era la necessità di bonificare i siti dove erano stati trovati materiali tossici e che occorreva verificare se quello scavo prodotto nel greto del fiume Oliva durante le piogge del 1982-83, profondo circa 15 metri, che aveva addirittura sottopassato la briglia di difesa e che venne in breve tempo riempito dalla mano dell’uomo, fosse stato usato per sotterrarvi materali nocivi o magari scorie radioattive: ma la bonifica ed il carotaggio di quell’area non vennero mai
fatti, anche per mancanza di fondi.
Anche allora c’era il sospetto che qualche vecchia cava, tra cui quella oggi posta sotto sequestro dalla Procura di Paola, fosse stata riempita di sostanze tossiche poi seppellite sotto migliaia di metri cubi di pietrisco e terra.
Bisognava fare verifiche più puntuali sulle imprese di trasporto che avevano gestito lo smaltimento del carico della Jolly Rosso, sulle ditte chiamate ad intervenire dopo lo spiaggiamento e perché intorno a quella nave si costruì subito un cordone sanitario che impedì persino al responsabile ambiente della Asl di Amantea di salire a bordo per controllare il contenuto del carico .
Bisognava chiedersi, allora come oggi, se per caso l’indicazione della discarica di Foresta non fosse un diversivo per non far scavare sulla riva opposta del fiume e sulla intera collina che è oggetto delle odierne nuove indagini.
C’era da verificare se rifiuti nocivi fossero finiti anche nella vecchia “buca” aperta nel greto dell’Oliva nel lontano marzo del 1983 con la finalità di seppellirvi le immondizie del comune di Amantea ma mai usata grazie all’intervento dell’opposizione consiliare, della magistratura e del Genio civile.
Comunque bisogna tenere presente che i pur limitati rilievi effettuati in precedenza hanno portato alla luce la presenza di materiali altamente inquinanti e tossici.
Vogliamo ricordare tutto questo per ribadire che soltanto la mobilitazione delle popolazioni interessate e dei comitati di agitazione che ne esprimono la volontà d’azione potrà evitare che i fatti già accaduti si ripetano e che anche questa volta a noi resti il danno enorme causato alla nostra salute ed a quella delle generazioni future costretti a vivere su questa vallata dell’inferno in terra.
Crediamo che se tutto questo fosse accaduto in qualche comune del Nord o del centro Italia le popolazioni si sarebbero sollevate compatte imponendo interventi immediati e risolutivi. Quando, nel 1976, scoppiò il caso della Icmesa di Seveso il fatto divenne un caso nazionale ed internazionale grazie alla mobilitazione della gente e la bonifica del suolo venne fatta in tempi brevi.
La presenza del Cesio 137 in dosi 5 volte superiore alla media nella vallata del fiume Oliva non è meno pericolosa della diossina di Seveso che però si trova in Lombardia, non in Calabria. Sapremo questa volta impedire al governo centrale ed a quello regionale di essere ancora imbrogliati, magari facendoci convincere che si tratta soltanto di allarmismo ingiustificato e che le morti per tumori sono nella norma? L’esperienza dovrebbe impedirlo, così speriamo.

Amantea, 13/12/2009

Comitato Civico “Natale De Grazia”

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“Ammazzateci tutti”: siamo vicini agli uomini delle forze dell’ordine vittime di aggressioni e di atti intimidatori

Posted in Crimini di mafia on Agosto 21, 2009 by italiancrimes

All’apertura dei workshop di “Legalitalia”, l’evento in memoria del giudice Antonino Scopelliti, in piazza Duomo a Reggio di Calabria, i ragazzi del movimento antimafia “Ammazzateci tutti”  hanno espresso la loro vicinanza agli uomini e alle donne delle forze dell’ordine che <<scegliendo di vivere per servire gli altri e la legalità, stanno divenendo sempre più frequentemente vittime di feroci aggressioni e di gravi atti intimidatori>>.

Durante l’incontro formativo sono stati ricordati i carabinieri della provincia di Vibo Valentia che, nelle settimane che hanno preceduto il meeting sono stati oggetto di barbari pestaggi riportando gravi lesioni.

Due episodi distinti, uno a Nicotera Marina e l’altro a Limbadi, ma accomunati,  perché  commessi in luoghi  dove prevale l’omertà provocata dalla paura , e dove  purtroppo i carabinieri  << subiscono la cieca avversione per le divise da parte di pochi, ma anche l’indifferenza da parte di molti. Un’ ostilità generata dalla mentalità mafiosa, dalla quale, purtroppo, ha origine la reticenza a collaborare con le forze dell’ordine e la magistratura anche da parte delle persone oneste>>Afferma Lia Staropoli .

A farne le spese oltre ai carabinieri sono stati ancora una volta i cittadini, la gente non intende più farsi rappresentare da una minoranza che impone loro il silenzio, e qualcuno non ha fatto mancare la propria solidarietà ai militari dell’Arma.

 

Al tavolo dei  relatori dei workshop,  presieduti da Massimo Brugnone e da Lia Staropoli,  sedevano Laura Nocilla del comitato “Addio Pizzo” di Palermo, Cristian Alicata Vicepresidente della commissione legalità del Forum Nazionale dei Giovani;  Emiliano Morrone, giornalista, Orfeo Notaristefano , giornalista, autore di “Cocaina Connection”.

 Gli ospiti hanno esposto i propri progetti nell’ambito editoriale e sociale per coadiuvare l’antimafia e l’affermazione della cultura della legalità,          << non possiamo delegare solo pochi uomini delle forze dell’ordine e della magistratura>> dichiara Laura Nocilla del comitato “Addio pizzo” e invita i cittadini ad affiancare le forze dell’ordine nel controllo del territorio, e a rendersi conto che la lotta per contrastare la criminalità organizzata deve essere un obbiettivo comune.

Un cambiamento che deve essere necessariamente supportato anche dai vertici delle istituzioni, che non devono far mancare alle forze dell’ordine le strutture adeguate, è impensabile che in una zona ad altissima densità mafiosa vi sia un numero così esiguo di militari dell’arma,  ma anche edifici e mezzi inadeguati per contrastare l’organizzazione criminale più pericolosa al mondo.

 I ragazzi del movimento antimafia concludono chiedendo alle istituzioni ma anche ai cittadini onesti di non abbandonare questi uomini, che come il giudice Scopelliti, con onestà e dedizione servono lo stato e la giustizia.

 

 

http://vibovalentia.ammazzatecitutti.org/

Il coraggioso appello di Rosanna Scopelliti rivolto ai boss della ‘ndrangheta.

Posted in Crimini di mafia on Agosto 25, 2008 by italiancrimes

 « Chiedo alle famiglie malavitose reggine di raccontare ciò che sanno, affinché si possa ristabilire la verità sulla morte di mio padre » Dice  Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto del 1991 a Campo Calabro. In un altro paese, queste parole severe di Rosanna Scopelliti , rivolte agli spietati  boss della ‘ndrangheta, pronunciate dal palco di Piazza Duomo durante la seconda giornata di “Legalitàlia”, avrebbero avuto sicuramente più rilievo, mentre invece rischiano di rimanere isolate e di essere dimenticate come l’omicidio del giudice Scopelliti . In una Calabria che ha visto nascere e morire degli eroi, nonostante i calabresi se ne dimentichino subito, forse perché “ricordare” significa anche “sapere” e talvolta chi sa troppo corre anche dei rischi. Allora meglio fingere che non sia successo nulla, o che certe cose siano “normali” perché infondo dobbiamo conviverci con certe convinzioni, dove l’omertà è la regola e la giustizia è l’eccezione, dove il rispetto si deve agli “uomini d’onore” e non a chi muore per contrastarli. Dove  chi indossa una toga o una divisa viene definito “cani”, perché non merita di essere considerato un uomo, “gli uomini” per questa cultura deviata, sono solo coloro che appartengono alle cosche o che si sottomettono ad esse, mentre gli altri sono tutti “cani”,  “infami”  o “sbirri”. Proprio il timore di perdere il prestigio all’interno della cosca impedisce agli affiliati di parlare e di pentirsi contravvenendo alle regole della ‘ndrangheta, prestigio guadagnato prendendo parte agli omicidi più efferati. Per loro sarebbe l’offesa peggiore essere definiti “pentiti” o “infami” , plasmati con questi precetti conoscono solo questa moralità, trasmessa fin dall’infanzia da madri che tenendo il Rosario in mano imprecano vendetta, e da padri che offrono devozione a Dio tra un omicidio e un’estorsione. Un’ esistenza paradossale quanto le parole che pronuncia la gente nei loro confronti “brava genti!”, “brave persone!”. Come se l’onestà non fosse mai stata un parametro fondamentale per conferire stima e riverenza in questa terra.

 “Abbiate il coraggio di parlare, voi che vi fate chiamare uomini d’onore. Ma quale onore? Personalmente, non riesco proprio a immaginare come i vostri figli possano essere orgogliosi di voi, così come io lo sono sempre stata di mio padre.” Continua Rosanna Scopelliti e rivolgendosi all’intera società civile : “Occorre scegliere da che parte stare, e subito, non si possono delegare valori come giustizia e legalità allo Stato, perché lo Stato siamo anche noi.” E ancora: “Non bisogna mai avere paura, non permettere che pochi delinquenti condizionino la vita di noi cittadini onesti, che siamo la stragrande maggioranza. Questa è una terra bellissima, mio padre ha continuato ad amarla fino all’ultimo, quando ha rifiutato la scorta perché diceva che in Calabria si sentiva al sicuro. Invece, è stato ucciso proprio nella sua Campo Calabro, a pochi passi da casa. Quando si è dalla parte del giusto, non si può avere paura: è questo il più grande insegnamento che egli mi abbia lasciato.”

 

Lia Staropoli  ”ammazzatecitutti”

 

 

 

I miracolati della decorrenza dei termini

Posted in Crimini di mafia on Giugno 29, 2008 by italiancrimes

E lo schifo della “giustizia italiana” si fa sentire anche qui in Puglia, dove, a Foggia Gennaro Giovanditto, accusato di ben 13 delitti, potrebbe essere fuori per decorrenza dei termini. E’ ritenuto uno dei sicari più sanguinari del Clan Libergolis che ha partecipato alla terribile Faida del Gargano. Insieme a lui sono tornati liberi il presunto boss Armando Libergolis e Giovanni Cirella tutti e due accusati per associazione mafiosa, armi, traffico di droga e omicidio; cinque il primo ed uno il secondo.

I miracolati della decorrenza dei termini furono arrestati in un bliz dei carabinieri nel 2004 e furono smantellati i clan protagonisti delle diverse faide della zona.

La famosa faida del Gargano ha prodotto a Monte Sant’Angelo, un paesino di 16mila abitanti, 35 omicidi in trent’anni.

E così ancora una volta il lavoro dei carabinieri, della polizia e dei magistrati è stato prettamente inutile, perché ha rivinto quella giustizia malata che ormai trionfa già da troppo tempo nel nostro paese. Dal nord al sud, almeno qui non siamo diversi.

Il processo di primo grado è ancora in corso alla Corte d’assise di Foggia. E tra circa un mese, i termini scadranno per altri dieci imputati. Tra questi Franco Libergolis, fratello di Armando, accusato di due omicidi, associazione mafiosa, estorsioni e spaccio di sostanze stupefacenti.

Molto probabilmente in questi giorni i miracolati staranno festeggiando nelle loro campagne, accompagnati anche da queste bellissime giornate di sole e afa. Staranno festeggiando la loro scarcerazione dovuta ai capricci di certi PM che hanno voluto la trascrizione di tutte le intercettazioni. Capricci su capricci che fanno del male alla nostra regione, a noi e a tutte quelle persone che tengono ancora alla loro terra e che non vogliono vederla conquistata da questi uomini di disonore.

Molte testate dicono che con la scarcerazione dei pilastri del clan Libergolis, farà riprendere la faida del Gargano.

E mentre i sindaci litigano con i legali dei presunti boss , e hanno intenzione di scrivere all’illustrissimo Ministro della Giustizia, il dato che mi inquieta di più e che la gente non ha paura, alla gente non interessa. Ma mi chiedo come non può interessare una vicenda del genere? Dobbiamo imparare ad essere più gelosi della nostra terra, dobbiamo imparare che non è giusto che dei mafiosi siano scarcerati, dobbiamo imparare a sentire nostra questa terra e a difenderla a tutti i costi. Forse è tanto?.

Nelfrattempo a Monte Sant’angelo il primo cittadino non sa cosa dire ai parenti delle 30 vittime della faida, i legali ribadiscono che le trascrizioni e i testimoni sono troppi e non si poteva procedere altrimenti.

E cosi per i capricci dei Pm e a questo punto per la pigrizia dei trascrittori, il processo delle faida del Gargano, che ha prodotto 30 morti, se ne va ai pesci con la scarcerazioni dei mafiosi o più semplicemente di assassini. Come dice una canzone di Battiato la primavera intanto tarda ad arrivar…(anche qui in Puglia).

Silvia Milani movimento antimafia AmmazzateciTutti coordinamento Puglia

http://www.puglia.ammazzatecitutti.org/

The grey zone

Posted in Crimini di mafia on Maggio 31, 2008 by italiancrimes

La linea di demarcazione tra legalità ed illegalità, tra onestà e disonestà, tra bianco e nero non è mai definita,vi è una zona grigia che conta al suoi interno diverse sfumature di consenso alla criminalità organizzata,talvolta tra di loro opposte,infatti ci sono gli omertosi perchè temono di suscitare ritorsioni violente da parte dei mafiosi,e ci sono anche coloro che scelgono di tacere perchè conniventi,quindi in caso di indagini e processi nei confronti dei propri “compari” verrebbero lesi anche i propri interessi il più delle volte economici.
Nella zona grigia ci sono i politici che in cambio di voti concedono appalti e ci sono le vittime delle estorsioni che temono per la propria vita,ma ci sono anche i peggiori: i menefreghisti,che troppo distratti e disattenti ci hanno consegnati tutti da generazioni nelle mani dei mafiosi,sono quelli che conferiscono maggiore potere alla forza intimidatrice della criminalità, ma non perchè la temono,semplicemente perchè se ne fregano,forse perchè credono erroneamente che la ‘ndrangheta,la camorra,cosa nostra e la sacra corona unita siano un fenomeno circoscritto a poche zone del sud, ma si sbagliano, perchè la mafia non investe al sud, la Calabria rimane sempre povera. La mafia investe nelle regioni ricche dove può riciclare e guadagnare. E non pensate ai boss come a banditi di cultura agro pastorale che vivono sull’ Aspromonte, perchè non lo sono più,ma sono degli abili imprenditori e degli scaltri giuristi.E i politici collusi, i prestanome, i corrotti e gli omertosi tutto questo lo sanno.

Lia Staropoli

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I figli della ‘ndrangheta – Intervista ad Antonio Nicaso

Posted in Crimini di mafia on Marzo 4, 2008 by liastaropoli
di Lia Staropoli   
giovedì 20 marzo 2008
Antonio Nicaso Nella ‘ndrangeta si entra per legami di sangue oppure per “meriti” anche se per esserne complici basta davvero poco, è sufficiente il silenzio dell’omertà.
Questa organizzazione criminale è strutturata in maniera stabile,vincolata alle sue regole e tradizioni, ma prevede un sistema di reclutamento finalizzato alla conservazione del potere come una fredda macchina programmata ad ampliare se stessa.A questo proposito ho posto alcune domande prof. Antonio Nicaso,considerato uno dei massimi studiosi della ‘ndrangheta del mondo,storico delle organizzazioni criminali, autore di “’Ndrangheta le radici dell’odio”,di “Fratelli di sangue” scritto insieme a Nicola Gratteri,e autore di altri quindici libri.
Professore, inerente all’argomento dei “picciotti lisci” intenti a reclutare i c.d. “contrasti onorati “,ovvero giovani non affiliati che però hanno i requisiti per diventarlo,potrebbe chiarirmi meglio quali sono queste qualifiche?
I giovani vengono reclutati per i loro vincoli parentali, ma anche per la loro capacita’. Quando superano la prova dell’affidabilita’ (vengono monitorati, guardati, osservati) diventano contrasti onorati, un pre-requisito per acquisire successivamente la carica di picciotto.

Ci sono dei parametri precisi di valutazione che riguardano i meriti per essere candidati come contrasti onorati? Sono i picciotti lisci che si accostano al potenziale contrasto onorato o in genere è il ragazzo che ambisce l’appartenenza al clan?
Spesso sono i picciotti lisci a reclutare i contrasti onorati. Nei piccoli paesi quelli che sanno “campare” si notano subito. Il metodo e’ quello della cooptazione. Si entra solo per chiamata diretta. Non ci sono concorsi. Un giovane non può chiedere di entrare. Deve farsi apprezzare, deve farsi valere. Può frequentarli, ma non può autocandidarsi.

Quindi i picciotti lisci adescano i coetanei soprattutto quelli che si distinguono per azioni delittuose.
Esatto e poi propongono la loro cooptazione ai superiori. Spesso si assumono la responsabilità di “portarli dentro l’organizzazione”. Quindi devono essere sicuri di fare la scelta giusta e di puntare sul giovane giusto. Se il giovane si rivela un bluff, le responsabilità ricadono sul proponente

E quali potrebbero essere le “sanzioni” per l’uno e per l’altro?

Le sanzioni sono gravi e possono arrivare anche all’eliminazione degli “infami”. Il tradimento, la delazione non sono ammessi.

Il giudice Borsellino diceva: “se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo” in quanti modi la gioventù presta il consenso alla mafia?
Tanti. Spesso anche solo con il silenzio.

Si parla di battesimo per coloro che hanno meriti di sangue a soli 14 anni, qual’ è l’età media dei picciotti lisci,di sgarro o dei contrasti onorati?
L’unica deroga riguarda i figli dei mafiosi che possono entrare a 14 anni. Ma poi devono riconfermare i “voti” quando raggiungono l’età adulta .

Iniziano comunque l’indottrinamento molto presto come scriveva , In una lettera inviata dal carcere a Paolo Bruno Esquisone , boss di Bova Marina, don Mico Tripodo capobastone di Sambatello ” vi raccomando di stare attento perché il mondo che tutto infame. Se vi occorre della gioventù curatevela voi stesso sempre persone conoscenti vostre “…
Esatto, il monitoraggio avviene prima del reclutamento. Tripodo invitava i suoi a “crearsi” i nuovi quadri.

In modo molto esplicito, da cosa devo dire di diffidare ai giovani miei conterranei?
Dalla malapolitica e dagli ipocriti, quelli che promettono. I giovani devono fare rete, affrontare temi importanti. Convincersi di essere protagonisti di un grande progetto, quello del rinnovamento della nostra società che non può essere regolata solo e soltanto dalla cultura dello scambio,non possiamo più essere prigionieri del bisogno,è necessario scendere in campo, fare politica, sfidare i vecchi schemi senza farsi condizionare dal bisogno, dalla raccomandazione.

Lia Staropoli  Ammazzateci tutti – Coordinamento Vibo Valentia

www.ammazzatecitutti.org

Vittime del dovere, della mafia, del terrorismo? Vittime.

Posted in Crimini di mafia on Dicembre 29, 2007 by italiancrimes

di Salvatore Borsellino

venerdì 23 novembre 2007

Pochi giorni dopo la strage di Via D’Amelio mia madre chiamo’ me e le mie sorelle, Rita e Adele e ci chiese di farle incontrare le mamme di quei ragazzi che il 19 Luglio si erano stretti attorno a Paolo mente suonava il campanello della sua casa per proteggerlo nell’unica maniera in cui potevano proteggerlo, con i loro corpi.
Non potevano proteggerlo in altro modo perche’ il prefetto di Palermo Mario Jovine non considerava quella strada un obiettivo a rischio e quindi non ne aveva disposto lo sgombero.

Non potevano proteggerlo perche’ il procuratore Pietro Giammanco, pur essendo al corrente che era gia arrivato in citta’ il carico di tritolo per l’assassinio di Paolo, non aveva ritenuto necessario avvertilo del pericolo imcombente.
O anche peggio come forse potremmo sapere se si venisse a conoscere il reale contenuto della strana telefonata che lo stesso Giammanco fece a Paolo alle 7 di mattina dei quel 19 Luglio nel corso della quale la moglie Agnese senti’ Paolo gridare la sua rabbia al telefono in faccia a quello che avrebbe dovuto essere il suo capo e, in quanto tale, avrebbe avuto il dovere di vigilare sulla sua incolluità.

Lo stesso Giammanco del quale, come ha dichiarato l’allora Maresciallo del carabinieri Carmelo Canale, Paolo aveva intenzione di chiedere l’arresto perche’ si potesse scoprire quello di cui era a conoscenza sull’omicidio Lima, il referente politico, in Sicilia, del senatore a vita Giulio Andreotti.
Grazie alla protezione dei corpi di quei ragazzi che si stringevano introno a lui Paolo rimase quasi intero dopo lo scoppio tanto che sua figlia Lucia, che volle correre ad abbracciarlo per l’ultima volta, ci pote’ dire che Paolo sembrava quasi sorridere, aveva i baffi e la faccia aneriti dal fumo ma sembrava sorridere.

Ma di quei ragazzi non si trovo’ quasi niente, una mano fu trovata in un balcone dei piani alti, un altro venne ricososciuto solo per una brandello del vestito, i pezzi di Emanuela Loi poterono essere riconosciuti solo perche’ era l’unica donna che faceva parte della scorta.
E in quelle bare che furono testimoni muti della rivolta dei palermitani, alla cattedrale di Paermo, contro quel branco di avvoltoi che, scacciati da noi familiari dal funerale di Paolo, volevano almeno sedersi in prima fila ai funerali degli agenti di scorta, non c’era quasi nulla.

Anche se questo non impedì ad uno Stato che mi vergogno a chiamare con questo nome, di richiedere ai gentori di Emanuela Loi il costo del trasporto di quella bara vuota da Palermo a Cagliari.
Mia madre volle incontrare i genitori di quei ragazzi per chiedere di baciare loro, uno per uno, le mani perche’ come disse loro, avevano donato la vita dei loro figli per quella di suo figlio.
Ed oggi uno Stato sempre piu’ indegno, uno Stato di cui sono costretto a vergognarmi di fare parte, uno Stato che mi fa vergognare di essere italiano, costringe i genitori, i figli, i fratelli, i parenti di questi ragazzi e di tante altre vittime della criminalita’ mafiosa, se non dello stesso Stato, a incatenarsi ai cancelli della Prefettura di Palermo per reclamare a voce alta i loro diritti.

Non, badiamo bene diritti economici di un vitalizio equiparato a quelle delle vittime del terrorismo, che pure spetterebbe loro di diritto, ma il diritto a che la loro dignità venga riconosciuta, il diritto a che non vengano cosiderati come vittime di classe inferiore, il diritto a che nelle commemorazioni che pur servono da passerella a politici i cerca di visibilita’, i loro figli, i loro padri, i loro parenti non vengano denominato sbrigativamente “ragazzi della scorta” ma, come è loro diritto, con i loro nomi.

Ma allora perche’ Paolo Borsellino e Giovanni Falcone non vengono chiamati “i giudici del pool” e basta, forse perche’ la gente si indignerebbe a non sentire i nomi di quelli che considera degli eroi?
Ma perche’ forse non sono degli eroi anche Agostino Catalano,Eddie Walter Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, Rocco Di Cillo, Antonio Maontinari, Vito Schifani. Anche di Francesca Morvillo non viene spesso pronunziato il nome, come se non fosse morta anche lei accanto a Giovanni.
A fronte di caiscuno di questi nomi, e della serie interminabili di nomi di eroi che non vengono mai nominati ciascuno di noi non dovrebbe nemmeno solo alsarsi in piedi, ma mettersi in ginocchio, e invece li costringiamo ad incaternarsi ai cancelli di una prefettura per reclama il rispetto della loro dignita’.

Io chiedo perdono a Sonia Alfano e a quelli che come lei stanno portando avanti questa lotta nel nome di tutti per non essere li insieme a loro, per non essermi incatenato insieme a loro come di sicuro avrebbe voluto e ci avrebbe ordinato di fare mia mamma se fosse ancora in vita.
Vi chiedo perdono, la lotta che stiamo combattendo ha troppi fronti e non sempre si riesce ad essere dove il nostro cuore ci vorrebbe portare, ma sappiate che sono insieme a voi, che Paolo Borsellino è insieme a voi e che insieme a lui la lotta di tutti noi, di tutti noi uniti, riuscira’ a realizzare il sogno di giustizia e di liberta’ per cui sono morti i vostri figli, i vostri padri, i vostri compagni, i vostri fratelli.

Salvatore Borsellino

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