“Antisette” su Facebook il nostro gruppo!

Pubblicato su Antisette il Giugno 2, 2009 da liastaropoli

antisette

 

Siamo contro ogni setta esoterica, ufologica,pseudo religiosa o psicosetta, siamo contro questi criminali che adescano, anche minori e li sottopongono a rituali deviati,esoterici,violenti e pericolosi. I guru stanno facendo del web un centro per raccogliere adesioni ai loro culti e i malcapitati adepti non si rendono conto a quale rischio espongono loro stessi e le proprie famiglie.Ma soprattutto i propri figli piccolissimi.Chiediamo che venga disciplinato il reato di plagio e che questi criminali vengano puniti adeguatamente.

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l’unico rimedio efficace contro le sette è la prevenzione e la diffusione di queste informazioni che descrivono il modus operandi di questi criminali, è necessario rivelare tutti i trucchi che usano per arrivare a controllare la mente della povera gente. I guru e i loro adepti si servono del web per adescare altri malcapitati, e noi ci serviremo del web per informare, insieme riusciremo ad arginare questo malsano fenomeno generato soprattutto dal degrado e dall’ignoranza.

Toghe rosso sangue

Pubblicato su Libri & manuali il Aprile 4, 2009 da liastaropoli

TOGHE ROSSO SANGUEimage

 

DI PARIDE LEPORACE

LA VITA E LA MORTE DEI MAGISTRATI ITALIANI ASSASSINATI NEL NOME DELLA GIUSTIZIA

Tra il 1969 e il 1995 sono stati ben ventisei i magistrati italiani che la criminalità organizzata e il terrorismo hanno brutalmente assassinato, e solo perché “colpevoli” di servire lo Stato. Ventisei vite umane sacrificate (più uno rapito misteriosamente) sull’altare di oscuri disegni eversivi e colpite senza pietà, vittime cancellate dalla memoria collettiva. Così, per molti magistrati caduti nell’esercizio delle loro funzioni, si è assistito a un deprecabile processo di rimozione del loro impegno – oltre che della loro vita – dalla faticosa storia della Repubblica italiana. Toghe rosso sangue è un libro che, per la prima volta, colma questo scandaloso vuoto di sapere tratteggiando la figura dei magistrati italiani uccisi da mafiosi, criminali comuni e terroristi. Da Agostino Pianta fino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il libro di Paride Leporace ricostruisce la carriera professionale dei giudici assassinati in Italia, spiega il contesto in cui maturò il loro omicidio, raccoglie la testimonianza dei parenti, degli amici e addirittura dei carnefici salvando chi è stato costretto a dare la vita per l’esercizio della giustizia dalla più spietata delle condanne: quella dell’oblio.

Per ulteriori info:
http://togherossosangue.it/

Fuori dal Comune

Pubblicato su Libri & manuali il Aprile 2, 2009 da liastaropoli
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Fuori dal Comune


Cosa succede quando gli elettori affidano ai mafiosi e ai loro amici le chiavi dell’Amministrazione comunale? Una legge del 1991, nata sull’onda dell’emergenza, prevede che sindaco, assessori e consiglieri in odor di mafia siano destituiti e che al loro posto si installi una terna di commissari straordinari di nomina ministeriale. Di fatto, lo scioglimento d’imperio dell’amministrazione comunale si traduce in una problematica sospensione della democrazia a livello locale che può protrarsi fino a 30 mesi.

di Vittorio Mete

In breve

Con il commissariamento lo Stato intende ripristinare le condizioni di legalità nel contesto politico locale; un obiettivo certamente ambizioso per quei territori in cui la presenza mafiosa è fortemente radicata. La regola, anziché l’eccezione, è infatti che alle successive elezioni nulla sia cambiato nelle modalità di raccolta del consenso e nella selezione del personale politico. Un secondo scioglimento è così tutt’altro che infrequente.

Il volume contiene un’analisi dettagliata della legge contro le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni locali che, in 17 anni di applicazione, ha portato a 181 scioglimenti; la descrizione accurata di una specifica battaglia, ormai quasi ventennale, contro il malcostume dei politici locali che non badano all’odore dei voti, favoriti dall’accorta distrazione degli uomini politici nazionali e dalla cultura politica particolaristica di molti loro elettori. Una battaglia finora combattuta in modo burocraticamente rigoroso, ma senza tener conto delle ragioni profonde delle infiltrazioni mafiose negli enti locali, tanto che la puntuale applicazione della legge, nel solco degli effetti perversi delle politiche pubbliche, rischia di aggravare il problema che intende risolvere. L’esame della difficile applicazione di questo strumento di contrasto e alcune proposte di riforma concludono questo inedito spaccato di una politica antimafia unica per il suo impatto politico.

www.bonannoeditore.com

Fratelli di sangue

Pubblicato su Libri & manuali il Marzo 7, 2009 da italiancrimes

Presentazione del libro “Fratelli di sangue” di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri

Un libro che racconta l’evoluzione della ‘ndrangheta

“Ammazzateci tutti” e il comune di Nicotera presentano l’inchiesta sulla ‘ndrangheta

di Dalila Nesci

foto www.ammazzatecitutti.org

La presentazione del libro “Fratelli di sangue” è avvenuta presso il Liceo classico di Nicotera, organizzato dal movimento antimafia “E adesso ammazzateci tutti” e patrocinato dal comune di Nicotera.

Antonio Nicaso e Nicola Gratteri in questo libro raccontano l’evoluzione della ‘ndrangheta, della sua capacità di adeguarsi alle esigenze del mercato e viene analizzata come fenomeno sociale dai risvolti inquietanti.

Antonio Nicaso è uno storico delle organizzazioni criminali, uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta nel mondo. Ha pubblicato altri 17 libri, tra cui alcuni diventati bestseller internazionali; “Fratelli di sangue” è la più importante inchiesta mai pubblicata sulla ‘ndrangheta.

Coautore del libro insieme a Nicaso è Nicola Gratteri il procuratore aggiunto presso la Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, un magistrato fra i più esposti nella lotta contro la ‘ndrangheta.

La loro inchiesta descrive come questa organizzazione criminale sia riuscita nel silenzio a rafforzarsi e che oggi ha un giro di affari che si aggira intorno ai 43 miliardi di euro.

L’istituto superiore in cui è avvenuta la presentazione ha visto la partecipazione di molti studenti i quali sono poi intervenuti con riflessioni e domande sull’argomento mafia.

Giuseppe Neri dirigente dell’istituto superiore che ha ospitato l’evento e moderatore, ha accolto i relatori.

Il sindaco di Nicotera, Salvatore Reggio, ha ribadito che la scelta della sua amministrazione, la quale ha patrocinato l’evento, è stata proprio quella di privilegiare attività culturali volte a propugnare la legalità <<il diritto dei cittadini è quello di riappropriarsi degli spazi della propria città, ed il compito delle istituzioni è quello di fornire gli strumenti affinché ogni cittadino possa partecipare agli eventi che questa può offrire>>. Il sindaco Reggio è già il fautore di molte delle iniziative culturali che si svolgono a Nicotera, l’obiettivo è quello di “fornire ai giovani spunti riflessione”.

Aldo Pecora portavoce del movimento “Ammazzateci tutti” ha invitato a far riflettere il pubblico sulla “presenza opprimente della mafia” nei nostri territori. Pecora è un giovane che vive a Polistena “ un paese a metà tra la cosca ionica e quella tirrenica” dice -, e sa bene quanto i nostri territori siano condizionati e alcune volte addirittura gestiti dalla mafia. Ha ricordato che diverse sono state le amministrazioni sciolte per infiltrazione mafiosa e quanto sia importante che i cittadini onesti siano vicini a quella parte sana delle istituzioni. “Dobbiamo supportare quelle amministrazioni che non intendono abbassarsi alla logica del compromesso”.

È intervenuta anche l’avvocato Giovanna Fronte referente dell’ associazione “Libera” a Vibo Valentia. Si è presentata sentendosi “cosciente del fatto che chi parla ai giovani è investito di una forte responsabilità”. “Ai giovani -dice la Fronte-, spesso vengono negate alcune libertà quando noi adulti non insegniamo loro ad essere cittadini attivi. Essere cittadini significa donarsi, partecipare e soprattutto proporre”. L’avvocato invita alla denuncia delle illegalità e dei soprusi; “spesso siamo sempre immobili nell’attesa che qualcuno ci venga a risolvere i problemi, invece bisogna reagire per uscire dallo stato di necessità in cui noi calabresi viviamo”. L’avvocato Fronte è l’unica che ha deciso di sostenere la battaglia di Nello Ruello, testimone di giustizia anche lui a Nicotera per la presentazione del libro “Fratelli di sangue”.

L’intervento di Ruello è stato molto toccante, denso di speranza e voglia di riscatto “non abbassate la testa, reagite ai soprusi e agite legalmente”. Lui è un uomo che si è ribellato alla mafia, ma che tutt’ora vive sotto scorta. Qualcuno crede che ”parlare” gli sia costato la libertà personale (alcuni uomini lo scortano in ogni momento della giornata), ma Ruello solo da quando ha denunciato si sente un “uomo libero”.

L’intervento atteso di Antonio Nicaso ha concluso l’evento: “ noi ci accorgiamo della mafia solo quando fa rumore, quando spara, quando uccide; dovremmo invece capire che la mafia si nutre di comportamenti, dei nostri atteggiamenti omertosi, della nostra mafiosità”. Nicaso ribadisce che se la mafia fosse solo un’organizzazione criminale l’avremmo sconfitta, ma la società non intende sconfiggerla! Ecco perché io oggi sono ottimista –dice- perché credo in voi giovani, in quei giovani di Ammazzateci tutti che vogliono cambiare e che insegnano a noi adulti che loro non sono il futuro, ma sono già il nostro presente”. Le parole di Nicaso non hanno lasciato indifferenti gli studenti che lo hanno seguito con grande trasporto.

Ad organizzare l’evento è stata Lia Staropoli coordinatrice del gruppo “Ammazzateci tutti” di Vibo Valentia :“sono stata piacevolmente sorpresa dalla presenza di molti giovani del territorio che hanno dimostrato grande sensibilità e maturità nell’affrontare il tema”.

Un libro alcune volte può cambiarti la vita, può aprirti la mente o lasciarti indifferente. Per noi calabresi leggere un libro sulla mafia potrebbe non sconvolgerci, conosciamo bene la situazione in cui versa la nostra società e ci scontriamo ogni giorno, chi più chi meno, col “dritto” di turno. Perciò potrebbe auspicarsi che certi testi come “Fratelli di sangue” entrino a far parte dei programmi scolastici o magari essere utilizzati dai docenti per fornire spunti di riflessione ai propri studenti.

Fornire dati, notizie e approfondimenti sul tema delle organizzazioni criminali, servirebbe ad evitare che le giovani menti vengano forgiate da atteggiamenti mafiosi o che ancor peggio crescano assuefatti alla logica del sopruso. La scuola soprattutto ha il dovere di insegnare ai ragazzi la capacità di discernimento; questo delicato compito non può essere delegato solo alla famiglia la quale non sempre ha i mezzi per fornire un’ educazione completa ai propri figli.

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Fonte: tropeaedintorni.it

Fratelli di Sangue

Pubblicato su Libri & manuali il Febbraio 22, 2009 da italiancrimes

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Nicotera 28 febbraio ore 10:30
Liceo classico – sala biblioteca

Saluti delle autorità civili, religiose e militariPortavoce movimento antimafia “e adesso ammazzateci tutti”

Introduzione

Aldo Pecora

Giovanna Fronte
Referente associazione antimafia “libera” – Vibo Valentia

Interventi

Nicola Gratteri
Procuratore aggiunto presso la Distrettuale Antimafia di Reggio di Calabria

Antonio Nicaso
Storico delle organizzazioni criminali

Moderatore

Giuseppe Neri

Preside Liceo Classico e ITIS Nicotera

Promosso da

Amministrazione comunale NicoteraCollaborazione

Movimento antimafia “e adesso ammazzateci tutti”

Fondazione Antonino ScopellitiPatrocinio

Amministrazione comunale Nicotera
assessorato politiche giovanili
Direzione

Lia Staropoli
Coordinatrice movimento antimafia “e adesso ammazzateci tutti”

Domenico Battaglia
Assessore alle politiche giovanili di Nicotera

info
3807281526
liastaropoli@libero.it
ass.lavoronicotera@libero.it

Il coraggioso appello di Rosanna Scopelliti rivolto ai boss della ‘ndrangheta.

Pubblicato su Crimini di mafia il Agosto 25, 2008 da italiancrimes

 « Chiedo alle famiglie malavitose reggine di raccontare ciò che sanno, affinché si possa ristabilire la verità sulla morte di mio padre » Dice  Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Antonino Scopelliti, ucciso il 9 agosto del 1991 a Campo Calabro. In un altro paese, queste parole severe di Rosanna Scopelliti , rivolte agli spietati  boss della ‘ndrangheta, pronunciate dal palco di Piazza Duomo durante la seconda giornata di “Legalitàlia”, avrebbero avuto sicuramente più rilievo, mentre invece rischiano di rimanere isolate e di essere dimenticate come l’omicidio del giudice Scopelliti . In una Calabria che ha visto nascere e morire degli eroi, nonostante i calabresi se ne dimentichino subito, forse perché “ricordare” significa anche “sapere” e talvolta chi sa troppo corre anche dei rischi. Allora meglio fingere che non sia successo nulla, o che certe cose siano “normali” perché infondo dobbiamo conviverci con certe convinzioni, dove l’omertà è la regola e la giustizia è l’eccezione, dove il rispetto si deve agli “uomini d’onore” e non a chi muore per contrastarli. Dove  chi indossa una toga o una divisa viene definito “cani”, perché non merita di essere considerato un uomo, “gli uomini” per questa cultura deviata, sono solo coloro che appartengono alle cosche o che si sottomettono ad esse, mentre gli altri sono tutti “cani”,  “infami”  o “sbirri”. Proprio il timore di perdere il prestigio all’interno della cosca impedisce agli affiliati di parlare e di pentirsi contravvenendo alle regole della ‘ndrangheta, prestigio guadagnato prendendo parte agli omicidi più efferati. Per loro sarebbe l’offesa peggiore essere definiti “pentiti” o “infami” , plasmati con questi precetti conoscono solo questa moralità, trasmessa fin dall’infanzia da madri che tenendo il Rosario in mano imprecano vendetta, e da padri che offrono devozione a Dio tra un omicidio e un’estorsione. Un’ esistenza paradossale quanto le parole che pronuncia la gente nei loro confronti “brava genti!”, “brave persone!”. Come se l’onestà non fosse mai stata un parametro fondamentale per conferire stima e riverenza in questa terra.

 “Abbiate il coraggio di parlare, voi che vi fate chiamare uomini d’onore. Ma quale onore? Personalmente, non riesco proprio a immaginare come i vostri figli possano essere orgogliosi di voi, così come io lo sono sempre stata di mio padre.” Continua Rosanna Scopelliti e rivolgendosi all’intera società civile : “Occorre scegliere da che parte stare, e subito, non si possono delegare valori come giustizia e legalità allo Stato, perché lo Stato siamo anche noi.” E ancora: “Non bisogna mai avere paura, non permettere che pochi delinquenti condizionino la vita di noi cittadini onesti, che siamo la stragrande maggioranza. Questa è una terra bellissima, mio padre ha continuato ad amarla fino all’ultimo, quando ha rifiutato la scorta perché diceva che in Calabria si sentiva al sicuro. Invece, è stato ucciso proprio nella sua Campo Calabro, a pochi passi da casa. Quando si è dalla parte del giusto, non si può avere paura: è questo il più grande insegnamento che egli mi abbia lasciato.”

 

Lia Staropoli  ”ammazzatecitutti”

 

 

 

I miracolati della decorrenza dei termini

Pubblicato su Crimini di mafia il Giugno 29, 2008 da italiancrimes

E lo schifo della “giustizia italiana” si fa sentire anche qui in Puglia, dove, a Foggia Gennaro Giovanditto, accusato di ben 13 delitti, potrebbe essere fuori per decorrenza dei termini. E’ ritenuto uno dei sicari più sanguinari del Clan Libergolis che ha partecipato alla terribile Faida del Gargano. Insieme a lui sono tornati liberi il presunto boss Armando Libergolis e Giovanni Cirella tutti e due accusati per associazione mafiosa, armi, traffico di droga e omicidio; cinque il primo ed uno il secondo.

I miracolati della decorrenza dei termini furono arrestati in un bliz dei carabinieri nel 2004 e furono smantellati i clan protagonisti delle diverse faide della zona.

La famosa faida del Gargano ha prodotto a Monte Sant’Angelo, un paesino di 16mila abitanti, 35 omicidi in trent’anni.

E così ancora una volta il lavoro dei carabinieri, della polizia e dei magistrati è stato prettamente inutile, perché ha rivinto quella giustizia malata che ormai trionfa già da troppo tempo nel nostro paese. Dal nord al sud, almeno qui non siamo diversi.

Il processo di primo grado è ancora in corso alla Corte d’assise di Foggia. E tra circa un mese, i termini scadranno per altri dieci imputati. Tra questi Franco Libergolis, fratello di Armando, accusato di due omicidi, associazione mafiosa, estorsioni e spaccio di sostanze stupefacenti.

Molto probabilmente in questi giorni i miracolati staranno festeggiando nelle loro campagne, accompagnati anche da queste bellissime giornate di sole e afa. Staranno festeggiando la loro scarcerazione dovuta ai capricci di certi PM che hanno voluto la trascrizione di tutte le intercettazioni. Capricci su capricci che fanno del male alla nostra regione, a noi e a tutte quelle persone che tengono ancora alla loro terra e che non vogliono vederla conquistata da questi uomini di disonore.

Molte testate dicono che con la scarcerazione dei pilastri del clan Libergolis, farà riprendere la faida del Gargano.

E mentre i sindaci litigano con i legali dei presunti boss , e hanno intenzione di scrivere all’illustrissimo Ministro della Giustizia, il dato che mi inquieta di più e che la gente non ha paura, alla gente non interessa. Ma mi chiedo come non può interessare una vicenda del genere? Dobbiamo imparare ad essere più gelosi della nostra terra, dobbiamo imparare che non è giusto che dei mafiosi siano scarcerati, dobbiamo imparare a sentire nostra questa terra e a difenderla a tutti i costi. Forse è tanto?.

Nelfrattempo a Monte Sant’angelo il primo cittadino non sa cosa dire ai parenti delle 30 vittime della faida, i legali ribadiscono che le trascrizioni e i testimoni sono troppi e non si poteva procedere altrimenti.

E cosi per i capricci dei Pm e a questo punto per la pigrizia dei trascrittori, il processo delle faida del Gargano, che ha prodotto 30 morti, se ne va ai pesci con la scarcerazioni dei mafiosi o più semplicemente di assassini. Come dice una canzone di Battiato la primavera intanto tarda ad arrivar…(anche qui in Puglia).

Silvia Milani movimento antimafia AmmazzateciTutti coordinamento Puglia

http://www.puglia.ammazzatecitutti.org/

Fratelli di sangue

Pubblicato su Libri & manuali il Giugno 24, 2008 da liastaropoli

Vi consiglio un libro per conoscere la ‘ndrangheta, l’organizzazione criminale più sottovalutata della storia, e per questo ha avuto modo di espandersi e di arricchirsi a dismiura. Scritto da uno storico delle organizzazioni criminali il prof. Antonio Nicaso e da un magistrato in prima linea contro la ‘ndrangheta, Nicola Gratteri.

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Titolo: Fratelli di sangue
Autori: Gratteri Nicola, Nicaso Antonio
Editore: Pellegrini
Data di Pubblicazione: 2006
Pagine: 320

 

La ‘ndrangheta è ricca, forse più ricca di Cosa Nostra. Ha un volume di affari che si aggira intorno ai 36 miliardi di euro. È potente, pervasiva, ha ramificazioni internazionali, ma non fa notizia. Nicola Gratteri e Antonio Nicaso fanno notizia. E ci si immergono fino al collo a raccontare la potenza e le possanza della ‘ndrangheta. E non a caso. Nicola Gratteri è sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, da sempre in prima linea contro mafie e fenomeni malavitosi. Antonio Nicaso parte dalla ‘ndrangheta e alla ‘ndrangheta arriva con la scrittura , la perizia giornalistica, la ricerca scientifica e l’inchiesta. A quattro mani stilano in questo volume il fascinoso racconto della camaleontica metamorfosi di un’organizzazione che, felpata e quasi impercettibile, giganteggia ovunque riuscendo bene ad adeguarsi alle nuove esigenze del mercato, senza mai venire meno alle proprie caratteristiche, alle proprie regole e ai propri valori, come il silenzio e il vincolo di sangue. Da qualche decennio, è leader incontrastata nel traffico di cocaina dal Sud America verso l’Europa, ma per molti continua ad essere una versione stracciona, casareccia della mafia siciliana, un fenomeno tipico dell’arretratezza, rinchiuso in Calabria nella monocultura delle faide.

The grey zone

Pubblicato su Crimini di mafia il Maggio 31, 2008 da italiancrimes

La linea di demarcazione tra legalità ed illegalità, tra onestà e disonestà, tra bianco e nero non è mai definita,vi è una zona grigia che conta al suoi interno diverse sfumature di consenso alla criminalità organizzata,talvolta tra di loro opposte,infatti ci sono gli omertosi perchè temono di suscitare ritorsioni violente da parte dei mafiosi,e ci sono anche coloro che scelgono di tacere perchè conniventi,quindi in caso di indagini e processi nei confronti dei propri “compari” verrebbero lesi anche i propri interessi il più delle volte economici.
Nella zona grigia ci sono i politici che in cambio di voti concedono appalti e ci sono le vittime delle estorsioni che temono per la propria vita,ma ci sono anche i peggiori: i menefreghisti,che troppo distratti e disattenti ci hanno consegnati tutti da generazioni nelle mani dei mafiosi,sono quelli che conferiscono maggiore potere alla forza intimidatrice della criminalità, ma non perchè la temono,semplicemente perchè se ne fregano,forse perchè credono erroneamente che la ‘ndrangheta,la camorra,cosa nostra e la sacra corona unita siano un fenomeno circoscritto a poche zone del sud, ma si sbagliano, perchè la mafia non investe al sud, la Calabria rimane sempre povera. La mafia investe nelle regioni ricche dove può riciclare e guadagnare. E non pensate ai boss come a banditi di cultura agro pastorale che vivono sull’ Aspromonte, perchè non lo sono più,ma sono degli abili imprenditori e degli scaltri giuristi.E i politici collusi, i prestanome, i corrotti e gli omertosi tutto questo lo sanno.

Lia Staropoli

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I figli della ‘ndrangheta – Intervista ad Antonio Nicaso

Pubblicato su Crimini di mafia il Marzo 4, 2008 da liastaropoli
di Lia Staropoli   
giovedì 20 marzo 2008
Antonio Nicaso Nella ‘ndrangeta si entra per legami di sangue oppure per “meriti” anche se per esserne complici basta davvero poco, è sufficiente il silenzio dell’omertà.
Questa organizzazione criminale è strutturata in maniera stabile,vincolata alle sue regole e tradizioni, ma prevede un sistema di reclutamento finalizzato alla conservazione del potere come una fredda macchina programmata ad ampliare se stessa.A questo proposito ho posto alcune domande prof. Antonio Nicaso,considerato uno dei massimi studiosi della ‘ndrangheta del mondo,storico delle organizzazioni criminali, autore di “’Ndrangheta le radici dell’odio”,di “Fratelli di sangue” scritto insieme a Nicola Gratteri,e autore di altri quindici libri.
Professore, inerente all’argomento dei “picciotti lisci” intenti a reclutare i c.d. “contrasti onorati “,ovvero giovani non affiliati che però hanno i requisiti per diventarlo,potrebbe chiarirmi meglio quali sono queste qualifiche?
I giovani vengono reclutati per i loro vincoli parentali, ma anche per la loro capacita’. Quando superano la prova dell’affidabilita’ (vengono monitorati, guardati, osservati) diventano contrasti onorati, un pre-requisito per acquisire successivamente la carica di picciotto.

Ci sono dei parametri precisi di valutazione che riguardano i meriti per essere candidati come contrasti onorati? Sono i picciotti lisci che si accostano al potenziale contrasto onorato o in genere è il ragazzo che ambisce l’appartenenza al clan?
Spesso sono i picciotti lisci a reclutare i contrasti onorati. Nei piccoli paesi quelli che sanno “campare” si notano subito. Il metodo e’ quello della cooptazione. Si entra solo per chiamata diretta. Non ci sono concorsi. Un giovane non può chiedere di entrare. Deve farsi apprezzare, deve farsi valere. Può frequentarli, ma non può autocandidarsi.

Quindi i picciotti lisci adescano i coetanei soprattutto quelli che si distinguono per azioni delittuose.
Esatto e poi propongono la loro cooptazione ai superiori. Spesso si assumono la responsabilità di “portarli dentro l’organizzazione”. Quindi devono essere sicuri di fare la scelta giusta e di puntare sul giovane giusto. Se il giovane si rivela un bluff, le responsabilità ricadono sul proponente

E quali potrebbero essere le “sanzioni” per l’uno e per l’altro?

Le sanzioni sono gravi e possono arrivare anche all’eliminazione degli “infami”. Il tradimento, la delazione non sono ammessi.

Il giudice Borsellino diceva: “se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo” in quanti modi la gioventù presta il consenso alla mafia?
Tanti. Spesso anche solo con il silenzio.

Si parla di battesimo per coloro che hanno meriti di sangue a soli 14 anni, qual’ è l’età media dei picciotti lisci,di sgarro o dei contrasti onorati?
L’unica deroga riguarda i figli dei mafiosi che possono entrare a 14 anni. Ma poi devono riconfermare i “voti” quando raggiungono l’età adulta .

Iniziano comunque l’indottrinamento molto presto come scriveva , In una lettera inviata dal carcere a Paolo Bruno Esquisone , boss di Bova Marina, don Mico Tripodo capobastone di Sambatello ” vi raccomando di stare attento perché il mondo che tutto infame. Se vi occorre della gioventù curatevela voi stesso sempre persone conoscenti vostre “…
Esatto, il monitoraggio avviene prima del reclutamento. Tripodo invitava i suoi a “crearsi” i nuovi quadri.

In modo molto esplicito, da cosa devo dire di diffidare ai giovani miei conterranei?
Dalla malapolitica e dagli ipocriti, quelli che promettono. I giovani devono fare rete, affrontare temi importanti. Convincersi di essere protagonisti di un grande progetto, quello del rinnovamento della nostra società che non può essere regolata solo e soltanto dalla cultura dello scambio,non possiamo più essere prigionieri del bisogno,è necessario scendere in campo, fare politica, sfidare i vecchi schemi senza farsi condizionare dal bisogno, dalla raccomandazione.

Lia Staropoli  Ammazzateci tutti – Coordinamento Vibo Valentia

www.ammazzatecitutti.org